A VELA SUL QUARNARO

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LE DIFFICOLTÀ, I PIACERI, LA VITA DI BORDO.

Ho sempre amato la vela. Da quando, quarant’anni fa ebbi ad acquisire la patente di vela d’altura (licenza per la navigazione senza limiti), ho partecipato a numerose crociere, anche più lunghe e impegnative. Questa è tra quelle che maggiormente ho goduto, e che non dimenticherò. È stata una veleggiata con bella barca, in una palestra di vela, in eccellente compagnia.
18.7.16 – a bordo del DEYLER 35”, ormeggiato al DVV di Sant’Elena, devono salire nella serata: Lino l’armatore, comandante, gentiluomo; Pino il tattico; Arianna la vivandiera, rivelatasi abile anche per altre mansioni; ed io, Paolo nominato nostromo sul campo. L’intento era di aver tolto gli ormeggi alle 5 del mattino successivo. Il mare calmo, una leggera brezza, il plenilunio che dava una qualche tranquillità, suggeriscono al comandante di anticipare la partenza la sera stessa, magari anche solo per ancorarci fuori del Porto di Lido, a evitare i problemi del noto flusso di corrente che ci saremmo trovati all’uscita dall’imboccatura. Arianna, però, non arriva mai. Non ho salutato con il sorriso il suo tardo sopraggiungere, accompagnata a un trolley. Meno male che non aveva i tacchi alti, ché avrei volentieri rinunciato al viaggio. In realtà la ragazza si è dimostrata utile, e ha contribuito a creare il piacere della serena atmosfera nell’equipaggio. Ad ogni buon conto, è inevitabile desistere, si toglieranno gli ormeggi domani.
19.7 – sveglia alle 4, prima delle 5 tutti in coperta! Sciogliamo le cime, motore. La barca non riesce a uscire, ara per un po’ il fondale; tentativi vari, ahimè, non ce la facciamo: la considerevole bassa marea ci ha fatto trovare insabbiati. Inutile la levataccia, il rosario di moccoli recitato a bassa voce, ci liberiamo solo alle 8,20 con il montare dell’acqua. Finalmente si parte. Bel sole, mare calmo, 4 nodi di vento da S.E., il tattico suggerisce di far rotta su Parenzo, a c.ca 60 miglia, e la traversata procede, purtroppo con qualche aiuto del motore, nell’intento di atterrare con il chiaro. In prossimità della costa, ci accorgiamo di trovarci al largo di Orsera, qualche miglio più a Sud. Qui non c’è Capitaneria per fare le pratiche d’ingresso (d’obbligo nell’immediato attracco a un porto croato), ma ci accolgono ugualmente alle 20,30 al Marina, permettendoci di sostare per la notte. Quel buon pesce sempre fresco che diverrà costante nutrimento durante la nostra crociera, qui, in quel ristorantino appena un po’ su, sulla riva, è eccezionale. Ci ripaga delle fatiche, e ci riempie di buon umore.
20.7 – Lasciamo Orsera in tarda mattinata, e ci dirigiamo alle vicine “2 sorelle” isolette disabitate, dove, ben ancorati, ci tuffiamo con gioia in quell’acqua cristallina. Alla ripresa del navigare, un buon vento di bolina, e un mare abbastanza calmo, ci permettono vela fino anche a sei nodi. Avevamo però troppo tergiversato, non c’era più tempo ormai per raggiungere la tappa prefissata, la Val Tunarizza. Con due sole lunghe bordate ci troviamo in prossimità della penisola di Premantura, ultimo lembo d’Istria a pochi chilometri da Pola, e approdiamo a Porto Volme per passare la notte. Il porticciolo è tranquillo, l’ancoraggio solido, ma i servizi del Marina lasciano a desiderare. Per scoprire una trattoria, abbiamo camminato oltre 4 km, e trovato un desco non all’altezza della sera precedente.
21.7 – Scesa l’Istria, risaliamo lungo la costa per raggiungere Val Tunarizza. Qui Arianna si è fatta particolarmente apprezzare: Dopo che avevamo gettato l’ancora, c’era la necessità di portare celermente a terra una lunga cima da legare alle rocce. Il vento forte ci portava troppo a ridosso di altre imbarcazioni, bisognava fare in fretta. Arianna, abilissima nuotatrice, non ci ha pensato un momento; senza cambiarsi si è tuffata con una lunga cima, ed è riuscita a bloccarla sulle rocce (taglienti). Ci ha mostrato il suo spessore! Applausi! Siamo nella valle dei tonni, dove alcuni anni fa, navigando a vela, avevo catturato un tonnetto di quasi mezzo metro, che aveva saziato l’equipaggio. Oggi abbiamo provato, ma l’esca non è valsa a catturare alcun pesce, la velocità della barca era eccessiva. Sapevamo dove andare, seppur con una lunga camminata su sentiero impervio. Ci aspettava un trancio di freschissimo tonno cotto su ferro rovente.
22.7 – Il posto è tanto bello, ma soprattutto fuori c’è mare grosso, oggi restiamo qui. Un pescatore si avvicina con la sua barchetta a offrirci il pesce ancora vivo, che aveva appena catturato. Con entusiasmo ne approfittiamo: modesta spesa, pranzo, cena, e ancora ce n’è davanzo.
23.7 – Oggi inizia il viaggio di ritorno, seppur con altre tappe. Si parte alle 8. A ridosso di Unje ancoraggio per qualche tuffo, e per gustare il delizioso risotto preparato dal comandante. Arrivo a Lussinpiccolo, anche la cena è a bordo dalle specialità di Arianna, con finale di gelato molto apprezzato. Bene la notte.
24.7 – Lasciato alle spalle il canale di Lussino, il vento si presenta robusto. Destinazione la baia di Crivizza, una insenatura di rara bellezza. Tappa velocissima con vento da Nord Ovest 30 nodi, mare forza 4, che ha continuato a rinforzare. Randa terzarolata, fiocco ridotto e poi rollato con il winch. In direzione dell’ingresso, rotta a S.E. con vento in poppa (e chi conosce, sa cosa vuol dire quell’andatura con mare che frange). Magica la baia di Crivizza, ci vede subito sereni. Qui c’è capitato di assistere al soccorso di una giovane donna fratturatasi una gamba. È intervenuto un battello della polizia con medico e assistenti sanitari, che hanno tribolato un bel po’ per il trasferimento da un’imbarcazione all’altra. Qualche urlo.
La baia si affaccia su di una natura selvaggia, boscosa, primitiva. Il tender ci ha permesso di raggiungere la riva con qualche difficoltà, perché l’atterraggio è possibile su di un minuscolo unico appoggio, che chiamare approdo sarebbe eufemismo. Era più agibile un tempo, ora si è un po’ inselvatichita questa baia. Un lungo sentiero da capre, mezzora di marcia nel bosco, appare una casetta incorniciata dai profumi. Il nostro premio: una Corvina di due kg fatta ai ferri. Sua eccellenza! Il degno coronamento alla fantastica, avventurosa giornata. Al ritorno gli ormeggi sono in ordine, e sotto quel cielo stellato, come non siamo più abituati a vedere, Arianna sceglie di dormire all’aperto sul pozzetto.
25.7 – Fuori il mare si è un po’ calmato, ma preferiamo sostare in questa bella baia, anche perché il Quarnaro era dato ancora molto mosso. Di buonora si accosta la barchetta di un pescatore, che ci offre i suoi pesci: 3 grandi branzini, 2 sogliole uno scorfano. Un’altra barchetta ci propone fresco formaggio di pecora e capra. Molto bene! Me ne occupo io: a pranzo tranci di branzino arrostiti; a cena un “broetto” alla caorlotta, preparato con lo scorfano, le teste e le code dei pescioni. Tutti contenti, anche Pino, che non impazzisce per il pesce ma le zuppe le ama. Abbiamo però dovuto spostare l’ancora, che si era accavallata con quella di un’altra barca. Duretta, ma fatto, tutto a posto!
26.7 – Partenza alle 7. Sappiamo di dover affrontare il Golfo del Quarnaro, che il notiziario dava ancora molto mosso. E infatti, dopo poche miglia, diamo una mano di terzaroli. Velocità, 8 nodi, ci alterniamo al timone. Tra Sansego e Unje il mare è più agitato, e tale rimarrà fino in vista di Faro Porer. Gli spruzzi entrano in barca, chiudiamo tutti gli oblò e il tambucio. Arianna ne soffrirà fino a Veruda, dove decidiamo di entrare a prender fiato, e dove passeremo anche la notte.
27.7 – Partenza ore 8, vento debole fino al largo delle Brioni, poi vento una bava, motore fino al Marina di Parenzo. Cena a bordo preparata con orgoglio dal tattico. Stranamente la barca soffre di uno diverso rollio: a crearlo è la coda della grossa perturbazione con tromba d’aria, avvenuta il mattino a Caorle.
28.7 – Lasciamo il Marina alle 7, anche se a quell’ora la Capitaneria è chiusa. Non potremmo lasciare il Paese, il comandante risolverà con un fax da Venezia. Il mare vecchio, bolina stretta di vento modesto, la facile “orza”, ci rendono il rientro fastidioso per metà della tappa. Abbiamo gioito quando siamo stati in vista della costa lontana, che guardavamo con bramosia. Da allora il vento ci ha consentito una bolina più stabile, che ci ha permesso l’arrivo a Venezia in allegria. Poi, già rimpianto, finito il bel viaggio.

Qualcuno dice, a ragione, che la vita è un viaggio. Viaggiare, è vivere due volte.   Paolo Pilla

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