AIGG IN ALPS TOUR

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Per il secondo anno consecutivo, l’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti si è concessa un trio di gare di montagna su mete belle e impegnative, in Veneto e in Alto Adige: il Golf Asiago nell’altipiano dei Sette Comuni, il Petersberg a Monte San Pietro – Nova Ponente, e il St Vigil a Castelrotto nel comprensorio dell’Alpe di Siusi. È l’ALPS TOUR dei giornalisti, che in qualche modo vorrebbero emulare l’impresa dei professionisti di Golf nell’European Tour. Tre strutture ambientate in posti bellissimi della nostra Italia.
    Nella prima giornata, al Golf Asiago, si avverte la possanza di questo esteso altipiano. È già bella la strada per arrivarci, e poi, raggiunta la meta, gli occhi riposano su quei rigogliosi faggeti, alternati a folte abetaie che ricoprono i dolci rilievi. Bel corollario ai verdi prati, che in questa stagione garantiscono un profumato pasto alle mucche in libertà. Se alzi un po’ di più lo sguardo, vedi cime tuttora innevate a chiudere l’orizzonte, confuse con i nobili larici: un dipinto. Se poi ti addentri nel sottobosco, come talvolta accade per cercare la pallina che ha voluto lasciare la corretta via, è abbastanza consueto l’incontro con qualche scoiattolo, che incuriosito si ferma un po’ a guardarti prima di arrampicarsi velocemente sull’albero. E tanti altri sono gli animali che, un po’ sfrontati, fanno capolino sui fairway: volpi, caprioli, cervi. Non sono da meno i fiori; tanti i cespugli di rododendro, qualche rosa alpina. Non a caso il Campo è considerato uno dei più belli d’Europa tra quelli di montagna. Nel giocarlo, apprezzi il disegno di Peter Harradine, che fa vivere la montagna permettendo un gioco senza eccessivi dislivelli.
Molto particolare è la Club House inserita nella roccia, e arricchita dal calore del legno. Sia lei, che il Campo, sono stati realizzati rispettando il prezioso ecosistema dell’Altipiano.
In gara, tutti petto in fuori, con la (quasi) certezza di fare risultato. Alla fine, poi, il risultato lo fanno sempre i più bravi. Abbiamo preso anche la pioggia per 3 o 4 buche. Ci ha dato un po’ di fastidio, ma poi è tornato il sole, e al rientro eravamo già asciutti. Mi ha un po’ impressionato la 11, tutta inserita nel bosco, le rocce che la delimitano, il torrente da superare, e il green di piccole dimensioni da raggiungere.
    Il dì appresso ci aspettava il Golf Petersberg (Monte San Pietro), il più vecchio Campo dell’Alto Adige, un paesino di 600 abitanti in quel di Nova Ponente. Anche qui un signor percorso, in un altrettanto superbo ambiente, seppur diverso da ieri; qui siamo ancora un po’ più alti, 1.300 metri slm, con l’aria più frizzante, e le relative flora e fauna. Il maso che un tempo dominava l’altipiano come un’aquila, era l’antico maso Steinacherhof, e da esso si rinnovano le caratteristiche del Club dal temperamento individuale, deciso. Qui vicino, ai piedi del Corno Bianco, c’è una grande gola, il rio delle Foglie (Bletterbach), un canyon di 8 chilometri e 400 metri di profondità, in cui numerosi sono i fossili di animali e di piante presenti. È un viaggio nel tempo che porta a scoprire i segreti dell’era glaciale nelle diverse ere geologiche, e comprendere lo sviluppo delle Dolomiti.
Le 18 buche si snodano in mezzo a fascinosi boschi, e raggiungono la pittoresca Valle dell’Adige. Non si possono dire facili, ogni tiro va fatto con estrema precisione. Un particolare però è apprezzabile: i dislivelli sono accettabili, permettono anche qui il gioco con i piedi spesso in piano. La gara ha avuto il momento culminante nel terzo tempo: Il proprietario del Campo da Golf ha desiderato ospitarci per la cena nel suo hotel Cristal a Obereggen, dove si è superato ogni limite di magnificenza per una cena, e con un servizio di classe: tutto molto raffinato e buono, io non ho potuto fare a meno di eccedere.
    Ultima delle tappe, St Vigil Seis, a Castelrotto. Ci siamo abbassati di quota, ora siamo ad un’altitudine di 850 metri, in un paesaggio straordinario inserito nella maestosità dell’Alpe di Siusi, l’altipiano più grande d’Europa, nel cuore delle leggendarie Dolomiti: i dirupi, ma anche la musica dei ruscelli, e delle affascinanti cascate, l’armonia dei laghetti, ne sono parte integrante. E i fairway son perfetti, non ci si aspetterebbe quassù una tale cura del Campo. Dal percorso il giocatore ne riceve tante di emozioni. Mi è capitato di giocare a Golf in tutti i continenti, ho visto tante cose particolari, i paesaggio più vari, non mi sono mai trovato in presenza di un ambiente così vigoroso, di tale caratura: invitato a sollevare a tratti lo sguardo sul massiccio del Latemar sempre incombente, ho percorso continui tornanti necessari per poter seguire il disegno del percorso; i par 4 e i par 5  sono spesso in salita, dal tee dei par tre devi invece tirare verso green in discesa, lunghi, con pendenze che altrove non esistono. Un susseguirsi di voragini, ne sono rimasto affascinato. Tuttavia non c’è pericolo, è solo spettacolo, bellissimo! E alla fine capisci che tutto sommato, se usi la testa, puoi anche fare score. Bisogna tornarci! Stupisce, un Campo inserito in un ambiente tanto forte, la disponibilità e la cortesia dello staff, che sempre gentile ci ha fatto trovare vassoi di mele ai vari tee di partenza, ci ha corroborato a metà gara con quei freschissimi latticini Stuffer, e in particolare l’attenzione, la simpatia, la gaiezza del direttore, la signora Simona Passamonti, che con il suo sorriso ha subito allontanato da noi l’immagine di qualche flappa e rattone, inevitabilmente affacciatisi.
Queste tappe di montagna non facevano parte del nostro annuale challenge, ma le abbiamo vissute in modo clamoroso.                  Paolo Pilla

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