AL GC COLLINE DEL GAVI LA 9^ TAPPA DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA GIORNALISTI GOLFISTI

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Venti giugno, siamo a Tassarolo, tra i tanti filari di viti celebrate da Plinio il Vecchio e da Strabonio, a veder maturare le uve che danno il famoso vino dai cui colli prende il nome, il “Bianco di Gavi” dal vitigno “Cortese”, nel cuore di quelle dolci colline, terminali estensioni dell’Appennino ligure, in un Piemonte appunto un po’ ligure. A far onore alle pregiate viti che impreziosiscono il territorio, c’è un bel Campo da Golf, accerchiato da bellezze naturali e storiche. Ha una origine curiosa il Campo, mette in luce la qualità di queste genti, e val la pena di accennarla: Nel 1990, goliardicamente, un gruppo di amici si mette insieme per realizzare un Campo pratica, ma ben presto desistono, perché il terreno è troppo difficile da sbancare a mano. Ecco che ad hoc si prospetta la possibilità di utilizzare la Cascina Spinola, da tempo abbandonata: in un territorio più semplice, e con il solo loro lavoro, riescono a realizzare le prime tre buche executive. Sempre in economia, dedicando il loro tempo libero e le loro forze, il gruppo di amici che nel frattempo era aumentato, approda alle sei buche, completate spartanamente da un container che funge da club-house. La gente ne rimane attratta, le gare sono frequentatissime, anche con giocatori che vengono da fuori. Orgogliosamente gli amici mettono più pesantemente mano al portafoglio, seppur di modeste dimensioni, e creano una società con cui acquistano i terreni limitrofi, pagando parte in contanti e parte con azioni da loro emesse. La progettazione del percorso a 18 buche di campionato è affidata al professionista Luigi Rota Caremoli, che sarà poi parte attiva anche nella conduzione; sfrutta la presenza dei dislivelli naturali del terreno, dei bacini d’acqua, dei boschi, e utilizza l’irrigazione fornita dalla diga della Lomellina. In breve tempo vengono così realizzate le prime 10 buche. Dal ‘90 al ‘96 era andato tutto a gonfie vele, il credo di quegli amici si attuava con soddisfazione, ma a qual punto, 1997, si presenta la crisi i cui effetti sono in maggior misura rilevanti per gli immobili. Ai soci, a fronte dei costi elevati per la realizzazione delle rimanenti buche, viene a mancare l’ossigeno, ma la loro caparbietà, idea stratagemmi che permettono la prosecuzione, certo non senza difficoltà. È come una bella fiaba! Onore al merito, fu dato al Club il nome di Golf Colline del Gavi, che oggi è un lungo interessante percorso a 18 buche (6.390 mt.), oltre a 9 executive.
La simpatia che avverto nell’ambiente mi aiuta a giocar bene, e poi c’era il vento che sempre mi dà energia, oltre alle gradevoli persone del team: nella partenza shot-gun delle 11.30, oltre a me c’erano Fabrizio Bottazzin e Marco Peschiera, una eccellenza di compagnia, che ti fa star bene.
A dire il vero, non ho fatto risultato nella prima parte del percorso, ma poi è stato un crescendo, che mi ha fatto guadagnare la terza coppa di stagione. Sono stato l’unico a scendere nella variazione dell’hcp esatto, di un colpo, tutti gli altri son saliti.
Mi era stata assegnata la partenza come bis alla 18: un Par 5 pieno di tranelli, che impone estrema precisione già dal tee-shot, poi ti imbatti nel fiume che attraversa il fairway proprio dove arrivi col secondo colpo, e per finire ti aspetta un green rialzato e ben difeso da tre strategici bunker. Ho proseguito con altro Par 5 (la uno), che se presa con cautela, serve a metter a loro agio i giocatori. La buca 2, poi, avrebbe potuto andar bene, ma quell’ostacolo d’acqua davanti al green ha sciupato tutto. Così è stato anche per la quattro, un Par 3 facile, dove avrei fatto meglio a pensare al green in due colpi, non a mandare la pallina in acqua anche lì. Insomma, le prime nove potevo giocarle meglio, ne sono uscite tre x!!! Di ciò ho fatto tesoro per le seconde, e mi sono ritrovato quello che non conoscevo da un po’: Ritmo costante, con un buon vento che anche quand’era contrario mi caricava, il plauso dei compagni di gioco, i miei tre eagles nel netto. contrario mi caricava, il plauso dei compagni di gioco, i miei tre eagles, naturalmente al netto. A vincere la prima categoria è stato Cristoforo Bozano con 37 punti, che giocava il suo Campo Colline del Gavi, e per la seconda sono stato io, di Cà della Nave, con punti 38.
Per il Circolo, quello era giorno di chiusura, ma siamo stati accolti con l’attenzione e quella simpatia, che subito ti fa apprezzare il resto. Erano le giornate più calde avute finora, trentatré gradi già di primo mattino, ma per fortuna la giornata era asciutta e molto ben ventilata, per cui abbiamo potuto dar corso ad una sana competitività.
Il territorio: Tassarolo era nato come importante Vicus romano, presidio della Via Postumia che da Genova porta ad Aquileia, ed in seguito fu da più parti conteso. Un po’ ligure, dicevo, perché nel XIII secolo fu aspramente reclamato dalle città di Alessandria e di Genova, per la sua posizione e per la sua importanza. Feudo imperiale dal ‘500 al ‘700, la Contea di Tassarolo governata dalla famiglia Spinola, una delle più antiche famiglie della Repubblica di Genova, era tanto solida da godere il privilegio di battere propria moneta; anzi, il piccolo stato divenne famoso per la sua zecca.
Conclusa la gara, il terzo tempo non poteva esser migliore: premiazione, e poi, serviti con classe e simpatia in una splendida terrazza, abbiamo indugiato su deliziosi piatti tipici, allegramente annaffiati con quei buonissimi vini, che solo quella terra sa dare.
Dalla soddisfazione dei soci, ma anche da chi in quel Circolo ci lavora, è stato coniato il motto, che fa bella mostra nella Club-House: “Non doversi più inventare che cosa fare di bello per i prossimi 100 anni.”                 Paolo Pilla

 

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