IL CONSORZIO DI BONIFICA DEL VENETO ORIENTALE

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Aderendo all’invito rivolto ai giornalisti della Regione di andar a conoscere le realtà che fanno capo al Consorzio di bonifica del Veneto Orientale, ho potuto toccare con mano quanto sia gravoso l’impegno, e quanto importante, il governo delle acque nel nostro territorio, il Veneto, che per ben un terzo della sua superficie si trova sotto il livello del mare, con punti di quota – 2,80 m rispetto al medio mare. A farci da guida, l’ingegner Sergio Grego, competente direttore del Consorzio, che possiede la rara virtù di spiegare con perizia e far capire con facilità, cose che i più non conoscono. Non sono situazioni invisibili, ma è che viviamo distrattamente, non ci accorgiamo di cosa significhi il governo dell’acqua, il nostro bene più prezioso.
Già le civiltà preromane attuarono opere fondamentali di bonifica in Italia, opere che migliorarono il territorio anche in Veneto, permisero ai Greci di stanziarsi lungo il Tirreno, l’Ionio, e in Sicilia. Sono ancora oggi valide, le opere fognarie di Roma, i suoi acquedotti, i suoi canali. Con la caduta di Augusto, l’impoverimento demografico, l’abbandono delle terre coltivate, e la mancata cura delle opere idrauliche, la natura riprese il sopravvento, riportando il disordine nelle acque, e il flagello della malaria.
Un posto di rilievo nei programmi di gestione delle nostre acque, fu in seguito occupato dalla Repubblica Serenissima, con l’impegno finalizzato alla redenzione del territorio dalle paludi e la difesa dalle piene dei fiumi. La cura fu affidata al “Magistrato alle acque”, che però, concorde con il Consiglio dei Pregadi, per ovviare all’interramento di Venezia, scelse di lasciare impaludate le lagune del nord est. Il territorio palustre era quindi infestato dalla malaria, del tutto avulso all’insediamento umano. Due modesti abitati esistevano: Grisolera, e Cavazuccherina, oggi importanti centri turistici: Caorle e Jesolo. Fu alla fine del XIX secolo che eroiche maestranze iniziarono la bonifica integrale, e negli anni venti si ebbero i decreti che diedero maggior impulso. Negli anni ’50 del secolo scorso i terreni divennero fertili, cessarono gli ostacoli all’insediamento umano. Nati qui, gli attuali Consorzi di bonifica realizzando sperimentazioni tra le più significative a livello europeo, furono subito pilota al resto d’Italia.
Il comprensorio del Consorzio, compreso tra il fiume Tagliamento, il Sile, e il mare Adriatico, si estende su oltre 113.000 ettari; serve 56 bacini con 79 impianti idrovori, deve badare alla cura di 1.460 km di canali. Ho potuto visitarne parte, facente capo al territorio della provincia di Venezia. Tante cose hanno destato in me meraviglia, in particolare l’idrovora di Brian, il percorrere la strada accanto al canale ricettore del sistema di pompaggio che scorre ben più alto rispetto al piano campagna, sbarramento a difesa della preziosa acqua dolce prelevata dal Livenza, che non abbia a mescolarsi con l’acqua salata, le risaie “La Fagiana” alimentate da acqua pulita, l’idrovora di Sindacale il cui vecchio motore, recuperato da una nave da guerra, risale al 1911 ed è tuttora efficiente.  Originariamente, alcune idrovore potevano essere alimentate a vapore.
Tenere imbrigliata l’acqua, con i continui interventi sui canali, asservirla ai bisogni dell’uomo, questo il forte impegno del Consorzio: non permettere alla natura di esercitare il suo dominio incontrollato. Costante dev’essere il monitoraggio, il controllo e la manutenzione degli organi idraulici.
Alla conclusione del giro, l’ing. Grego ha detto che purtroppo la situazione degli impianti, seppur ottima, non è più sufficiente a proteggere il territorio dagli eventi metereologici straordinari, generati dal cambiamento climatico: l’effetto serra sta facendo aumentare la temperatura della terra in maniera globale, crea sempre più di frequente il fenomeno delle bombe d’acqua. A queste, in situazione di fiumi già a livello, non sarà possibile sempre esercitare l’opera di difesa. Questo, purtroppo, fa ulteriormente pensare.
Con questa visita, ho chiuso il triangolo iniziato con il Consorzio per il Bacchiglione, e quello del Brenta, che seppur per scopi apparentemente diversi, hanno radice comune nel governo dell’acqua, e nel recupero del territorio riducendone la cementificazione, rigenerando le città.     Paolo Pilla

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