EUROPEAN TOUR ABU DHABY GOLF CHAMPIONSHIP

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E’ tempo di dare uno sguardo alla situazione dell’European Tour, a quello noto come “Race to Dubai”.
Si è concluso sabato 24 gennaio l’importante torneo ad Abu Dhabi, foraggiato dalla HSBC, uno dei più grandi gruppi bancari del mondo. Montepremi 2.500.000, con prima moneta di 409.686 euro. E’ stato appannaggio dello statunitense Rickie Fowler, alla sua seconda vittoria europea con 16 colpi sotto il Par, un sol colpo di vantaggio sul secondo classificato il belga Thomas Pieters. Nella quarta giornata, con quel bell’eagle imbucato da un bunker alla otto, ha ovviato al doppio bogey della sette, che gli stava vanificando i trionfi delle giornate precedenti. Il successo ha significato per il californiano la quarta posizione sul ranking mondiale, dietro a Spieth, Day, e McIlroy. Quest’ultimo, terzo, autore anche lui  di un emozionante eagle sul Par 5 della 18, intendeva usare il Golf Abu Dhabi come trampolino di lancio per il suo obiettivo: il  completamento del Grande Slam. Renato Paratore, che  nelle prime due gare stagionali aveva tenuto un ottimo passo,  e che era intenzionato a riconquistare dopo l’interruzione della domenica precedente con l’uscita anticipata al Joburg Open, è 74esimo. Matteo Manassero (108), non riesce a tirarsi fuori da quella gran pegola che l’ha visto subire tredici tagli consecutivi nella stagione. Ci ricordiamo la classe di questo giocatore? Cosa gli sia successo non si sa. Renato Paratore e Matteo Manassero erano gli unici due italiani presenti a questo evento dell’European Tour negli Emirati Arabi. Francesco Molinari era impegnato in America con la PGA, nel Career Builder Challenge. Era delle grandi occasioni il field: partecipavano gli americani Jordan Spieth leader mondiale, e Rickie Fowler, il nordirlandese Rory McIlroy, il tedesco Martin Kaymer, il sudafricano Ernie Els, e tanti altri ottimi competitori.
Nella prima giornata ad Abu Dhabi era comparso un formidabile dilettante: il 22enne americano Bryson de Chambeau, vincitore dello U.S. Amateur 2015. Sette birdie, un eagle e un solo bogey, per uno score di -8. Rory McIlroy aveva chiuso a -6, Renato Paratore con lo score di -3 si piazzava 12°, Matteo Manassero chiudeva in par, con  quattro birdie e altrettanti bogey, 59°. Attenzione, però, all’indomani ci sarebbe stato il rischio del taglio!
E, infatti, né Paratore col suo Par, né Manassero +4, riescono a superarlo e lasciano a malincuore Dubai. Abbiamo avuta la gioia dell’assegnazione della Ryder Cup 2022, la cosa ci ha visto esultanti, purtroppo però le classifiche ci riportano a terra. E’ un momento difficile per il Golf professionistico italiano maschile in questo inizio d’anno, salvo Francesco Molinari che tiene un po’ su le sorti. A novembre, per l’European Tour, aveva raggiunto il 4° posto al DP World Tour Championship di Dubai, il 17° al BMW Masters di Shangai, il 38° al British Masters in Inghilterra. Francesco però quest’anno è impegnato nel PGA d’America. A gennaio, in California, si è classificato al 62° posto con 279 colpi (67 67 72 73, -9) nel Career Builder Challenge, torneo disputato con formula pro Am sui tre percorsi del TPC Stadium, del Nicklaus Tournament, e del La Quinta CC, tutti par 72.
C’è stata anche una novità di rilievo, a render vivace il Tour. L’amministratore delegato del circuito, il canadese Keith Pelley,  ha messo in atto una politica che da qualche tempo gli frullava in testa: combattere il gioco lento. Ha disposto che a partire da questo torneo, un arbitro segua i giocatori per monitorarne i tempi. Un po’ di chiarezza: Quaranta sono i secondi regolamentari per fare un colpo (più 10  per il giocatore che deve tirare per primo nel gruppo). L’eventuale maggior tempo viene annotato dall’arbitro, e due ritardi comportano una sanzione di 2.700 euro.
Altra novità dall’European Tour, questa più leggera: nelle Pro Am e durante gli allenamenti, i giocatori potranno usare  gli shorts. Meno male!                           Paolo Pilla

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