IL GOLF CLUB FRASSANELLE

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Inserito in una luminosa tenuta, il Golf Frassanelle esprime la raffinatezza del nobiluomo Alberto Papafava che nel 1860 creò questo parco nel comune di Rovolon, su un’altura situata all’estremità settentrionale dei Colli Euganei. L’aristocratico padovano, pittore, attratto dalle bellezze naturali, lo pensò traendo ispirazione dai giardini all’inglese, e volle che fosse la natura a esprimere per intero la sua eleganza. Dovette ovviamente provvedere a una radicale opera di bonifica del territorio, che a tutt’oggi non è importunato dal passaggio di strade pubbliche. La nobile famiglia ha poi continuato a prodigare cure al parco valorizzando il boschetto di bambù, il piccolo tempio neoclassico, la grotta che corre cavernosa per 200 metri, e l’orrido. Ha mantenuto intatto il bosco, le pregevoli essenze di querce, frassini, pioppi e cipressi, conservando dignità all’ottocentesca Villa Papafava, apprezzabile immagine di cultura veneta. La villa era sorta nel 1822 in perfetto stile neoclassico, su progetto di famosi artisti tra cui Antonio Canova, sulle rovine di un edificio del 17° secolo. A pianta quadrata, con i quattro angoli che alzano regolari torrette non aggressive, e anticipata da un’alta gradinata, la villa si erge su tre piani. A ridosso della villa l’antico oratorio del Seicento, e un po’ discoste, le scuderie. L’atmosfera è un po’ severa, ma nobile, lieve, garbata, tipica delle Ville Venete. Il progetto del grandioso parco circostante, di oltre 200 ettari di genesi vulcanica, è del famoso architetto veneziano Giuseppe Jappelli, che, affascinato dalla campagna inglese, ebbe a redigerlo in conformità, a metà dell’800.
Proprio all’interno di questo parco, trent’anni fa è stato realizzato il Golf Club Frassanelle, ai piedi dei Colli Euganei, prossimo alla zona termale di Abano e Montegrotto. Ne gode la pace, l’atmosfera romantica, la ricchezza delle alberature, i bei laghi; alzando gli occhi, l’ospite ha il piacere di posarli sempre sul bel verde dei colli circostanti.
Il percorso a 18 buche, progetto dell’architetto Marco Croze è da campionato, di media difficoltà, con ampi fairway interessanti ma molto tecnici, è ricco di stagni, ruscelli, e bunker. Le buche, tutte di pregio, con i loro fairway larghi e il terreno ben sistemato, ti danno il benvenuto, ti convincono che sarà facile affrontarle, però poi, nel punto dove atterri con il tee shot, è facile trovare qualche ruscello o qualche fuori limite che non ti aspettavi, e che ti toglie la baldanza.
Le buche sono lunghe, in particolare i par tre sono molto lunghi. Che dire del cinque, 193 metri dai tee bianchi, e la necessità di atterrare sempre di precisione.
La buca più impegnativa è comunque la quindici, “La Regina”, par tre di 150 metri, del tutto speciale. È sostanzialmente un lago da attraversare per intero, con lembi di terra che volutamente entrano nello specchio d’acqua per creare diversivo a chi manda la palla in acqua, e dovrà diversificare il punto dove droppare per continuare il gioco. È una sensazione forte, sembra di essere sospesi nell’acqua. Dei tre che componevano il mio gruppo, sono stato l’unico a salvare la buca, anche perché il mio hcp è alto. Mi rimarrà indimenticabile! Per quanto io possa dire, il grado di difficoltà espressa dall’hcp nello score, dovrebbe essere maggiore per questa buca. È vero che la lunghezza non è eccesiva, ma è altrettanto vero, e a mio avviso è il caso di tenerne conto nella formazione degli hcp, che il giocatore che si trova difronte quel particolare insieme, riceve una sensazione di maggiore difficoltà per come è strutturata, in particolare per gli alberi che dalle rive laterali allungano i loro rami verso il centro del lago, e riducono il varco di passaggio alla pallina.
Quando poi si arriva alla 18, beh, è ben oltre il mezzo chilometro! Forse è il par 5 più lungo d’Italia. L’area di partenza è tra due grandissime querce, tant’è che viene chiamata “l’arco”.
Anche la club house è in armonia con il parco: un rustico del ‘600, restaurato in modo erudito, e altrettanto sapientemente arredato, in concerto con il dolce profilo dei Colli Euganei, tanto cari a Francesco Petrarca. È grande il driving range, attorno a pitching green e putting green c’è piscina, sauna, massaggi, solarium, il bar e il ristorante moderno. Io ho mangiato bene, menu a base di anatra. A chi dovesse frequentare, auguro di essere sotto le cure di Giuliana, ulteriore valore aggiunto: attenta, garbata, pronta alle esigenze dell’ospite.
Insomma, siamo in un Club raffinato, che con altri tre Campi importanti, Albarella, Galzignano Terme, La Montecchia, fa felicemente parte di “Play Golf 54”: Una realtà che significa attrazione, offerta di Golf per frequentatori internazionali esigenti. Offre il meglio di pianura, mare, montagna, il dono inestimabile delle terme, oltre alle città d’arte come Padova, una città sorta cinque secoli prima di Roma. Ha avuto vista lunga Paolo Casati, Presidente di PlayGolf54: sta promovendo Sport, turismo, ambiente. I primi a beneficiarne sono i soci, che hanno accesso ad ampio ventaglio di Circoli, e poi è il Paese Italia a tranne maggior vantaggio, l’Italia che deve tornare a essere “pays de rêve”.      Paolo Pilla

 

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