LA SOLHEIM CUP

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 IL MAGGIOR EVENTO DEL GOLF FEMMINILE SUL CALENDARIO 2019

La Solheim Cup è la massima espressione del golf delle donne, la sfida al femminile della Ryder Cup, rispetto a cui ha una storia più recente. Ha preso il nome dall’ideatore del torneo, Karsten Solheim, noto fabbricante di attrezzi sportivi conosciuti come PING. Si giocò per la prima volta in Florida nel 1990; viene disputata ogni due anni, negli anni dispari, mentre quelli pari sono riservati agli uomini con la Ryder. Questa è la 16^ edizione, vi partecipano le migliori giocatrici dell’Europa e degli Stati Uniti. Si scontrano nel gioco a coppie 12 giocatrici americane contro 12 europee. Il Golf, sport prevalentemente individuale, scopre qui il vero gioco di squadra. L’incontro avviene alternativamente in America e in Europa, si compone di 28 partite: i primi due giorni si giocano quattro gare con formula foursome e quattro con formula fourball, nella terza dodici match singoli. Si svolge quest’anno in Scozia, la casa del Golf, a Gleneagles. Il Paese è in festa, per il ritorno dell’evento che aspettava dal 2000. A ospitarlo è il PGA Centenary Course, splendido campo di battaglia tra le dolci colline del Perthshire, proprio là dove l’Europa ebbe a emozionarsi con la vittoria della Ryder Cup nel 2014.
La selezione delle giocatrici europee ha richiesto un lungo periodo: è iniziata immediatamente dopo la Solheim Cup 2017, ed è terminata l’11 agosto di quest’anno, alla conclusione del Ladies Scottish Open.  Ecco i criteri usati per la selezione: – Le prime tre atlete nella classifica dei punti LET Solheim Cup – Le cinque migliori nella classifica mondiale Rolex – 4 giocatrici selezionate dalla Capitana europea, Catriona Isobel Matthew. Scozzese di Edimburgo, la Matthew ha completato il suo staff nominando come vice Dame Laura Jane Davies. Quella stessa Davies che ha partecipato alla Solheim Cup fin dalla sua prima edizione, ed è considerata la più abile golfista inglese. È stata apprezzata anche in Italia, vincendo nel 1988 proprio qui in Veneto, al Golf Cà della Nave, nel Campo nuovo di zecca. Le sue vittorie le valsero la nomina, da parte dalla Regina d’Inghilterra, a membro dell’Ordine dell’Impero Britannico per merito sportivo.
Sono 28 i punti in palio nell’intera competizione: un punto per la vittoria e mezzo a testa per il pareggio. Nella storia della Solheim Cup il bilancio è di dieci successi USA contro cinque del vecchio continente. Se l’incontro terminasse in parità, il trofeo resterebbe alla squadra SU, detentrice. 
Le precedenti edizioni di Solheim Cup, in Germania nel 2015 e nello Iowa nel 2017, furono due sconfitte consecutive per la compagine del vecchio continente, ora c’è sete di rivincita. Questa volta c’è il vantaggio di giocare in casa con pubblico amico dal tifo rumoroso, di stampo calcistico.
Il Team USA, diretto da Juli Inkster, proette per tre volte alla guida della formazione a stelle e strisce, ha avuto una vigilia un po’ inquieta per la defezione di Stacy Lewis esperta giocatrice, in una squadra fatta per metà di debuttanti. Le previsioni della vigilia non sono mai troppo attendibili, ma la carenza di solidità nel gruppo americano rappresenta un vantaggio a favore di Europa, che può contare su atlete di esperienza, e sulla coesione del gruppo.
   Venerdì mattina foursomes. L’avvio della competizione coglie di sorpresa il team statunitense, battuto (2,5-1,5) da un’Europa manifestamente inferiore nella classifica mondiale: Carlota Ciganda in coppia con Bronte Law, conquista il primo mezzo punto sulle americane, imbucando un putt da sei metri, per il birdie alla 17. Immediatamente dopo, Georgia Hall e Celine Boutier (debuttante, ma dal tiro lungo), vincono 2 e 1 sugli Usa. Sono le sorelle Jessica e Nelly Korda, a risollevare il morale USA, vincendo 6 e 4. L’ultima partita è per Charley Hull e Azahara Muñoz, che chiudono per 2 e 1 un incontro controverso nelle prime buche, ma dove l’Europa non ha mai perso il controllo.
      Tocca ora il four ball. La Capitana del Team USA Juli Inkster ha affrontato con esperienza il problema delle sei debuttanti, tanto che nel fourball due neofite americane riescono a ottenere mezzo punto combattendo contro due tra le migliori europee. Al termine della giornata il team Europe si trova in vantaggio per 4,5 – 3,5, punto conquistato nei quattro incontri mattutini di foursome, mentre nei quattro fourball c’è stata parità (2-2).
   Seconda giornata, supremazia iniziale dei due team europei: -3/2 sulla coppia che comprende Ally McDonald, entrata in squadra in extremis per la defezione di Stacy Lewys, -e 4/3 sull’altro team. Non esitano a rispondere le statunitensi, da parte delle sorelle Jessica e Nelly Korda. Il foursome del mattino termina così sul 2-2.
   Nei fourball del pomeriggio (2,5-1,5) è per gli USA. Situazioni alterne e incontri che sono arrivati quasi tutti all’ultima buca, ma le americane recuperano terreno. Il recupero si concretizza con l’1 up, portato poi in parità, dove è rimasto, per il mancato putt della tedesca Caroline Masson. Alla chiusura della seconda giornata, il Team Europe e la compagine degli Stati Uniti sono in assoluta parità (8-8). Il finale si annuncia combattuto ed entusiasmante.
   Ed eccoci ai 12 match singoli – Per portarsi a casa il trofeo l’Europa deve vincere, visto che lo detiene l’America. In caso di parità (14 – 14), il torneo resterà in mano statunitense. Alle 11.40 parte il primo match. Danielle Kang vs Carlota Ciganda, a seguire gli altri, a distanza di 12 minuti. Fa subito un birdie alla uno l’americana, ne fa poi altri quattro, ma incorre in due bogey. La Ciganda, spagnola di Pamplona, fa cinque birdie e due bogey, risultato uno up per Ciganda. Al bell’inizio, segue un andamento altalenante, al nono match il vantaggio di due punti è per le statunitensi. La svolta la dà la veterana norvegese Suzann Pettersen, che sull’ultima buca pianta una palla a un metro dalla bandiera per il birdie. Lo strepitoso 28° match si chiude poi a 4 up per Anna Nordqvist vs Morgan Pressel. La trentaduenne svedese, con 8,988,743 dollari in carriera, decreta la vittoria del team azzurro su quello americano (14,5-13.5). È stata un’incredibile lotta da parte del Team Europa, riuscito a dare una correzione, seppur modesta, al bilancio Solheim Cup (dieci vittorie USA – sei Europa). È dai tempi di Diana Luna e Giulia Sergas, che l’Italia non partecipa, siamo in attesa di Caterina Don e Benedetta Moresco, presenti alla Junior Solheim Cup, pronte per passare alla competizione maggiore. Paolo Pilla

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