Home La Villa
| Print |  E-mail

 

 

 



Villa Priuli Grimani Morosini: i Priuli "Della Nave"


 

 affresco nave L'affresco di una nave veneziana, una galea tonda presente sulla facciata della villaA nord-ovest dell’odierna Martellago, sulla via Castellana, si erge elegante e maestosa Villa Priuli Grimani Morosini, detta “Ca’ della Nave”. Quest’ultimo appellativo fu coniato recentemente da uno degli ultimi proprietari della villa a causa dell’affresco di una nave veneziana, una galea tonda presente sulla facciata. L’immagine della galea veneziana costituisce l’emblema storico di un ramo secondario della celebre famiglia patrizia veneziana dei Priuli, il ramo dei Priuli detti “della Nave”. L’emblema trae origine dal bassorilievo di una nave veneziana presente sulla facciata di un palazzo dei Priuli, sito un tempo presso la Chiesa di Santa Lucia a Cannaregio. Per contraddistinguersi dal ramo familiare principale, detto “del Scarpon”, anch’esso risiedente a Cannaregio, presso la Chiesa di S. Felice, i membri del suddetto ramo adottarono l’appellativo “della Nave”. Nulla si sa circa il significato di tale emblema, certamente da riferire ad un episodio familiare, né d’altronde altre insegne dei Priuli della Nave sono pervenute finora agli studiosi. Il palazzo dei Priuli con il rilievo della nave che dette origine al nome purtroppo fu distrutto, insieme alla vicina Chiesa di Santa Lucia e al Convento del Corpus Domini intorno al 1843, per far posto alla prima Stazione ferroviaria voluta dall’imperatore Ferdinando d’Austria a Venezia.
 
La famiglia patrizia Priuli vantò ben tre dogi nella dinastia familiare: Lorenzo Priuli (doge dal 1556 al 1559), celebre per fasto e cultura, Gerolamo Priuli (doge dal 1559 al 1567), il quale ebbe il privilegio (assai raro nella storia della Repubblica!) di esser eletto doge subito dopo la morte del fratello Lorenzo, e infine Antonio Priuli (doge dal 1618 al 1623), anch‘egli munifico come il predecessore Lorenzo. Nella Sala del Senato di Palazzo Ducale a Venezia si può ammirare ancor oggi un grande dipinto ex voto dei due dogi Priuli inginocchiati di fronte ai loro santi protettori, San Lorenzo e San Girolamo, eseguito da Jacopo Palma il Giovane (1585-95 circa). Lorenzo e Gerolamo Priuli ebbero sepoltura alla loro morte nella chiesa di San Domenico a Castello. Demolita quest’ultima nel 1810 per far posto ai nuovi giardini napoleonici di Castello, il mausoleo della famiglia Priuli fu trasferito nella chiesa di San Salvador a Venezia, dove si trova ancor oggi. Ne fu architetto Cesare Franco (not. 1579-1599) e scultore Giulio dal Moro (1555-1618 ca.). Antonio Priuli fu sepolto invece nella Chiesa di S. Lorenzo, poi soppressa e saccheggiata da Napoleone nel 1810.

 

 

villastradadex

 

 

 

La Costruzione della Villa ed i primi affreschi


 
Verso la fine del Quattrocento i Priuli “della Nave” iniziarono ad acquistare dei terreni a Martellago, con l’intento di costruirvi una villa di campagna. Dopo la conquista veneta di terraferma, iniziata dalla Serenissima nel 1404, l’interesse per l’acquisizione di poderi agricoli attirò in modo crescente l’attenzione di numerose famiglie patrizie veneziane. Molte di esse, dopo aver acquisito vasti terreni da destinare ai raccolti, iniziarono ad erigervi eleganti ville rurali, quali sedi amministrative dei nuovi poderi agricoli e, al tempo stesso, eleganti residenze estive. La rude aristocrazia veneziana “marinara” e “mercantile” veniva così scoprendo pian piano le “delizie” della villeggiatura in campagna. Il recarsi d’estate a goder “il fresco” in villa divenne una consuetudine sempre più ricercata e raffinata per molte famiglie di patrizi e mercanti veneziani. Spesso le architetture rurali riprendevano il modello dei palazzi sul Canal Grande: caratterizzate da facciate eleganti e sontuose, decorate con preziosi affreschi, le ville patrizie si ergevano lungo i corsi di fiumi importanti, trasformati in agevoli “navigli” percorsi da “burchielli”, barche da trasporto attrezzate anche per i passeggeri.

 

Molte di tali costruzioni, nonostante le rovine subite nel tempo, sono ancor oggi ammirabili nel nostro territorio. Circondate da vasti campi agricoli e ampi giardini o parchi recintati, spesso dotati di mulini lungo i corsi d’acqua, pozzi, fattorie e case rurali, le ville venete divennero un vero e proprio “fenomeno ambientale-paesaggistico”, che in breve tempo mutò significativamente il vasto territorio veneto e parte della Lombardia, del Trentino e del Friuli. Le opere di ingegneria idraulica realizzate dalla Repubblica veneta nel corso dei secoli, a partire dal Quattrocento, contribuirono altresì a modificare profondamente l’assetto della terraferma, implicando la bonifica di vasti territori, la deviazione artificiale dei corsi dei fiumi verso il mare, nonché la costruzione lungo gli stessi di argini, molini e dighe o chiuse. Anche il territorio di Martellago, che più tardi nel Seicento vedrà alcuni importanti interventi idraulici sui vicini fiumi Muson e Dese, subì profondi cambiamenti in quel periodo, divenendo per buona parte possedimento dei patrizi Priuli “della Nave” e più tardi dei Grimani. Il territorio di Martellago si arricchì di nuove colture e, soprattutto, di nuovi insediamenti e abitazioni rurali.


La maggior parte degli studiosi fa risalire la data di costruzione della villa presumibilmente dal 1566 al 1571, basandosi su due documenti, una redecima del 1566 redatta da Marcantonio Priuli, in cui figura il solo possesso territoriale di Martellago, e una redecima redatta dal figlio Alvise nel 1581, in cui si cita l’esistenza della villa e del giardino. Non è noto, tuttavia, il nome dell’architetto che progettò la villa. La struttura a corpo quadrato dell’edificio, riecheggia la forma architettonica ormai consolidata dei palazzi rinascimentali a Venezia, con il portego, ampia sala centrale rettangolare a pianterreno, attorno al quale sono disposte le cucine e i magazzini; al piano nobile, il salone centrale delle feste, attorno al quale si trovano disposte le camere da letto e i salotti; all’ultimo piano le stanze, più ridotte, della servitù. Tale forma, soprattutto nella disposizione dei pieni e dei vuoti, e nell’uso elegante della pietra d’Istria, volta a incorniciare le finestre e i loggiati, riecheggia, secondo alcuni, i modi di Mauro Codussi (1540 ca.-1504), architetto bergamasco, dalla cui opera l’architettura rinascimentale ebbe a diffondersi a Venezia.


E’ assai probabile che, in seguito all’elezione dogale di Lorenzo e Girolamo Priuli (1556-1559) la famiglia patrizia desiderasse “celebrare” l’ascesa al nuovo “status” dogale, commissionando gli affreschi sulla facciata al noto pittore Giambattista Zelotti (1526-1578). Quest’ultimo proveniva, secondo la tradizione, dalla scuola del Veronese, con il quale aveva collaborato alla decorazione del soffitto della Sala del Consiglio dei Dieci a Palazzo Ducale, e alla realizzazione di importanti affreschi in alcune ville patrizie. Tra i capolavori dello Zelotti vanno annoverati gli affreschi di Villa Emo a Fanzolo, gli affreschi di Villa Foscari detta “la Malcontenta”, ed altre importanti opere. Anche per la decorazione della facciata della villa vale la datazione sopra suggerita, ovvero tra il 1566 e il 1571.

 

facciata1
 
Lo storiografo Francesco Scipione Fapanni, in un suo manoscritto del 1833, annotò come riconoscibili, all’altezza delle finestre superiori della facciata, alcune figure allegoriche affrescate: la Fama con due trombe, l’Abbondanza con il simbolo della cornucopia, la Vittoria con un ramo d’alloro, e ai lati vasi e anfore cinerarie. Al di sotto delle finestre superiori era inoltre visibile agli occhi dello scrittore un fregio raffigurante un Trionfo di Pomona, con festoni di fiori e frutta. Tali raffigurazioni assumono una chiara valenza simbolica, allusiva certamente ad episodi e personaggi della famiglia dei Priuli. Il carattere mitico “edificante” e manifestamente “celebrativo” assunto dalle immagini, quali espressioni allegoriche e propiziatorie delle “virtù” della casata (la Fama, l’Abbondanza e la Vittoria), rientra nel consueto repertorio delle dimore nobiliari che si prolunga fino al Settecento. Il Trionfo di Pomona è parte integrante di tale repertorio e va letto in relazione all’attività rurale svolta nella villa di campagna.


Il Fapanni descrisse inoltre come visibile sulla parete destra del balcone centrale, una nave a vele spiegate, il noto emblema (!) ancor oggi riconoscibile, con uomini in mare, tale da apparire come un naufragio, anch’esso da riferirsi certamente ad un episodio riguardante la vita di alcuni personaggi della casata dei Priuli “della Nave”. Sulla parete sinistra del balcone figurava invece un gruppo composto da tre donne, da un lato, e tre uomini dall’altro, corredato dalla figura di un cavallo bianco, di soggetto ignoto. Il Fapanni ritenne questi ultimi affreschi essere di epoca più tarda, insieme alla raffigurazione di due nicchie poste ai lati del poggiolo, con statue dipinte di Mercurio e Venere. Quest’ultima osservazione circa la discrepanza delle opere trova spiegazione, secondo alcuni studiosi, nel probabile intervento postumo di “bulinatura” sull’affresco inferiore, che ha come effetto quello di provocare lo “stacco” della superficie superiore dipinta. Entrambi gli affreschi della parte superiore ed inferiore della facciata furono realizzati con la tecnica del “cartone”, ricorrente alla fine del Cinquecento e particolarmente utilizzata dallo Zelotti.

 

affrescosoffitto
 
Occorre rilevare che, all’epoca dei primi restauri degli affreschi della facciata, eseguiti dai pittori Ezio Pastorio e Renato Vernizzi di Milano tra il 1952 al 1970, ben poco delle immagini si era conservato. Si optò in quel caso per un restauro di tipo “conservativo”, volto ad evitare forzature di colore, basato sulla tecnica dello strappo e del riporto. Un successivo restauro fu realizzato nel 1974 dal pittore Clauco Benito Tiozzo, che apportò alcune migliorie tese a conservare l’affresco. L’ultimo restauro, eseguito nel 1987 dal Prof. Gatto ha ricostruito in gran parte l’affresco, quasi sparito, sulla base di accurati studi e di foto d’archivio. A tutt’oggi, nel 2008, sono solamente in parte visibili l’affresco raffigurante la nave sulla parete destra del balcone e parte di quello sul lato sinistro, con le figure di donne e uomini.


Degli affreschi che decoravano gli interni purtroppo non si è conservato nulla, né sono rimaste testimonianze indirette a riguardo. Dalla caduta della Repubblica di Venezia ad oggi, il susseguirsi di passaggi di proprietà, guerre, ed altri eventi storici tragici, tra cui, non ultimo, un incendio occorso nel 1975 di cui narreremo più avanti, ha determinato la perdita irrimediabile di numerose opere che decoravano l’interno della villa e delle sue adiacenze.

 

 

Dai Priula ai Grimani: il Parco, la Foresteria e i nuovi Affreschi


 
araldoGrimaniDopo la morte di Alvise Priuli, nel 1620, in seguito al tracollo familiare, i Priuli furono costretti a vendere molti possedimenti, tra cui la villa di Martellago. Una redecima, compilata dal nuovo proprietario nel 1661, attesta infatti il passaggio della villa ai Grimani in quel periodo, ossia tra il 1620 e il 1661. I nuovi proprietari, i Grimani del ramo dei Servi di Santo Stefano, erano conosciuti come una delle famiglie patrizie più ricche e potenti della Serenissima. Tale casata vantò ben tre dogi: Antonio Grimani (doge dal 1521 al 1523), Marino Grimani (doge dal 1595 al 1605), Pietro Grimani, poeta e promotore delle scienze e delle arti nel dogado della Serenissima.


I Grimani dei Servi apportarono nuove ristrutturazioni alla villa: in particolare, agli inizi del XVIII secolo, essi rinnovarono il giardino e fecero costruire le barchesse, così chiamate perché vi si depositavano le barche e gli attrezzi. La barchessa ad ovest della villa fu adibita a foresteria, ovvero ad alloggio dei foresti (ospiti) illustri. Il progetto delle barchesse è stato attribuito da alcuni studiosi a Paolo Rossi, figlio del celebre architetto Domenico Rossi, che a Venezia progettò importanti edifici civili e religiosi, tra cui la Chiesa di San Stae (Sant’Eustachio) e il Palazzo Corner detto “della Regina”.   Tra le figure più importanti, che dettero maggior lustro e splendore alla villa, viene menzionato più volte il patrizio Antonio Grimani, ritiratosi a vivere a Martellago con il figlio Giovanni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1775. Ad Antonio Grimani è attribuita gran parte della committenza dei lavori di rinnovamento della villa, dalla costruzione delle barchesse alla ristrutturazione dell’oratorio e del parco. Tra le varie attività, il Grimani si prodigò inoltre di far ristrutturare l’edificio della Chiesa parrocchiale di Santo Stefano di Martellago, divenendo procuratore per il restauro della chiesa. La ricostruzione dell’edificio fu ultimata nel 1777.


Durante la permanenza di Antonio Grimani la villa ospitò numerosi patrizi ed ecclesiastici, e fu importante convivio di artisti. Nel 1760 il Goldoni, divenuto ormai celebre, dedicò ad Antonio Grimani una sua commedia, “L’amante di sé medesimo”, presentandola con una lettera in cui descrisse il carattere del mecenate. La commedia si tenne in quell’anno proprio nella foresteria della Villa, con il Grimani e i suoi illustri ospiti quali spettatori. Nulla di più adatto, per una opera teatrale, di una splendida scenografia come quella offerta da villa Grimani Morosini! Più tardi il Paolazzi, ultimo proprietario della Villa, realizzò una Biblioteca proprio nella Sala dove la commedia era stata rappresentata.


Tale evento artistico trova un precedente significativo a Venezia, tra i Grimani: pochi anni prima, infatti, durante il dogado di Pietro Grimani (1741-1752), poeta e promotore a Venezia delle arti e delle scienze, era stata istituita la prima Accademia di disegno, pittura e scultura a Venezia, sotto la direzione di Giambattista Piazzetta, maestro del Tiepolo, e nel 1748 Carlo Goldoni era stato assunto in pianta stabile come commediografo nel teatro di Sant’Angelo. Quando il Goldoni mise in scena in villa la sua opera teatrale, egli si trovava già da tempo accreditato con successo presso la famiglia Grimani. Probabilmente gli affreschi della foresteria furono eseguiti nel periodo che precedette la recita della commedia goldoniana o per l’occasione stessa. Ne è autore Francesco Fontebasso (1709-1769), allievo di Sebastiano Ricci e di Giambattista Tiepolo. Sul soffitto della Sala della Biblioteca, è inscenato un grazioso Concerto in Villa, con il motivo di personaggi affacciati su una balaustra. Al centro è raffigurata su un trono la Virtù. Il soggetto riprende il tema delle feste in villa, allietate da concerti, in genere eseguiti da orchestre all’interno di stanze superiori, prospicienti una grande balaustra aperta sul Salone da Ballo: il suono si diffondeva dalle stanze nel Salone sottostante attraverso una sapiente acustica, che prevedeva la strutturazione ovoidale del Salone (si veda in proposito Villa Pisani a Stra, o Villa Contarini a Piazzola sul Brenta). Nelle quattro sale contigue sono rappresentati sul soffitto quattro diversi temi allegorici: il tema di Fetonte che chiede il carro ad Apollo, il Tempo che scopre la Verità ed altre scene allegoriche riferite alla vita agreste, l’Aurora, attribuita al pittore Francesco Zugno, Bacco ed Arianna.


Numerosi altri soggetti allegorici, incorniciati da quadrature a trompe l’oil, decorano il soffitto della sala d’ingresso a “L”: Giove, Giunone, Jo e Geni recanti corone e fiaccole, Apollo con la lira, le Muse, a simbolo delle arti e in particolare della poesia e della musica, particolarmente celebrate nella villa, Nettuno e Zefiretti. Nelle due salette contigue sono rappresentate sul soffitto alcune scene dell’Olimpo: Mercurio, Giove, Giunone, Venere ed Eros, Venere e Marte sorpresi nella rete di Vulcano, queste ultime allegorie dell’amore, tema in auge nella letteratura del Settecento.
Un sapiente restauro degli affreschi, eseguito dal pittore Clauco Benito Tiozzo, è stato promosso dall’Ente per le Ville Venete nel 1974.

 

parco3 
Agli inizi del Settecento, i Grimani iniziarono a risistemare il parco, volendo rimodernarlo secondo il gusto dell’epoca. In quel tempo in Europa cominciava a diffondersi la moda francese. Le splendide architetture e i giardini di Versailles, si erano imposte all’attenzione dell’aristocrazia europea. Anche a Venezia il gusto francese fece sentire il suo influsso artistico e culturale, se non altro a causa degli intensi rapporti di alleanza e di scambio con la Veneta Repubblica, che si protraevano ormai da due secoli. Esemplare a riguardo è la costruzione di villa Pisani a Stra, eretta sul modello di Versailles da Alvise Pisani, ambasciatore della Repubblica di Venezia presso la corte del Re Sole, eletto doge nel 1735. E’ nota inoltre già nel Seicento e nella prima metà del Settecento la presenza di artisti francesi a Venezia come Louis Dorigny, allievo di Lebrun, Louis Chéron ed altri, i quali, spinti da un profondo interesse per la pittura veneziana, perfezionarono la loro formazione nella città lagunare, collaborando con i suoi più valenti pittori, tra cui il Tiepolo.I Grimani, come i Pisani ed altri patrizi veneti, furono tra coloro che cercarono di interpretare il gusto francese dell’epoca, adattandolo alle esigenze della tradizione veneziana.

 

La progettazione del Parco di Villa Priuli Grimani Morosini rappresentò per il Grimani l’occasione di realizzare nuove moderne soluzioni di gusto. Secondo una ricostruzione delle vicende legate alla progettazione, condotta da Bernard Aikema, un Grimani (forse lo stesso Antonio) dette incarico all’architetto romano Mattia de’ Rossi, assistente del celebre Bernini, di contattare un architetto francese per progettare il nuovo parco della villa. A tutt’oggi si possiedono due progetti molto simili fra loro, un disegno firmato dagli architetti Mattia de’ Rossi e Felice della Greca, ed un secondo progetto firmato da André Godeau. Il progetto prescelto ed effettivamente realizzato per il nuovo parco, secondo Aikema, fu quello dell’architetto francese André Godeau. E’ presumibile pensare che quest’ultimo fosse un parente dell’architetto Siméon Godeau, proveniente dalla scuola di Le N?tre. Il parco, provvisto di aiuole e peschiera, orti e aranciera, fu completato nel 1706. Ancor oggi si può rintracciare l’originaria disposizione di alcune sue componenti, sebbene il giardino abbia subito numerose e radicali trasformazioni. Vi si trovano inoltre importanti piante secolari risalenti al periodo settecentesco.

 

parco1

 

parco2

 

parco4

 

 

Le adiacenze della Villa


 
torreTra i primi edifici costruiti dai Priuli, secondo alcune testimonianze, vi furono le Cantine e il Granaio. Un tempo le Cantine si animavano durante la vendemmia, riempiendosi di visitatori, allietati dalla fragranza delle uve. Sulle pareti e sulle enormi botti di rovere che troneggiano nella cantina si trovano alcune antiche decorazioni pittoriche, raffiguranti scene di vendemmia, ravvivate nel 1970 dal pennello di Guerrino Bonaldo di Zero Branco. L’intero complesso, che nell’Ottocento versava in gravi condizioni, è stato completamente ristrutturato.


Celebre punto di ritrovo per i visitatori di un tempo era inoltre il Palazzetto, costruzione a forma di torre ancora esistente, a prolungamento della foresteria est, da un lato, e delle cantine, dall’altro. All’estremità opposta fa da pendant un’altra torre, collegata al granaio. Nell’atrio del Palazzetto si trovava un grande mazenin da caffè di legno. In un camerino al primo piano veniva servito agli ospiti, su preziose tazze di porcellana, il caffè e la cioccolata.
La villa era stimata anche per le sue cedraie, che producevano cedri assai pregiati. Vi era inoltre la Fattoria e la Casetta del Sottofattore, quest’ultima costruita nel 1807 per il sacerdote Mansionario che officiava nell’Oratorio.

 


Di vaste proporzioni era inoltre il grandioso complesso della Boaria, fatto costruire dai Grimani: esso comprendeva la Casa del Cocchiere, i depositi dei Calessi e delle Carrozze, la Casa del Boaro, le Stalle dei buoi e una Scuderia per i cavalli, una Colombara, un’Ostaria, una Macelleria. Vi era inoltre l’officina del Fabbro, poi sostituita da una Farmacia o Spezieria. Assai vasti erano i terreni agricoli di proprietà dei Grimani, che contavano ben 200 campi attorno alla villa, ed altri appezzamenti nei comuni vicini. Molte erano le case dei coloni sparse nel territorio di Martellago, recanti lo stemma nobiliare dei Grimani. Alcuni stemmi sono stati collocati, dopo un restauro, nella Sala del Consiglio Comunale e nella Sala riunioni della Cassa Rurale di Martellago, dove si possono ancora ammirare.

 

 

 

 barchessa

 

 

L'oratorio
 

arcoUn prima cappella gentilizia fu costruita, secondo alcuni studiosi, all’epoca dei Priuli, poco dopo l’edificazione della villa. Una seconda ricostruzione si ebbe, secondo alcuni studiosi, intorno alla metà del Settecento, su disposizione del testamento di Alvise Grimani, arcivescovo di Candia. In quell’occasione il lavoro fu probabilmente commissionato all’architetto Paolo Rossi, già autore delle barchesse. L’Oratorio fu dedicato al SS. Salvatore, la cui festività ricorre il 6 agosto (Trasfigurazione). Fino al 1836 la Chiesetta fu officiata da un sacerdote Mansionario. All’interno dell’edificio si trovano sette altari, sui quali sono disposte altrettante pale del XVII secolo, restaurate nel 1882. Il restauro fu condotto dal pittore veneziano Viviani su commissione della contessa Loredana Morosini Gattemburg, ultima erede dei Grimani. Il Viviani, tuttavia, apportò notevoli modifiche ai dipinti, in rapporto alle esigenze devozionali del suo tempo: ad esempio, in luogo della Trasfigurazione, soggetto della pala d’altare centrale, il pittore dipinse una Resurrezione, raffigurandola secondo la tradizione iconografica del Risorto glorioso, vittorioso di fronte ai soldati giacenti ai piedi del sepolcro vuoto.


Ai lati della Cappella, si trovano sei altari: il primo altare a destra è dedicato a Sant’Antonio. Il secondo è dedicato alla Madonna del Rosario: nella pala il Viviani ha inserito, ai piedi della Vergine, la figura del beato Enrico da Bolzano, singolare e umile eroe della carità, la cui fama si diffuse in modo particolare nel trevigiano e a Martellago. Il terzo altare è dedicato a San Gaetano da Thiene. Negli altari di sinistra troviamo raffigurati San Francesco d’Assisi e San Domenico, la Deposizione della croce, San Raffaele e Tobia.


Alle pareti della Cappella si trovano inoltre alcuni dipinti raffiguranti la Beata Vergine Annunziata, S. Giovanni Battista nel deserto, la Discesa dello Spirito Santo.
Dal 1671 l’Oratorio raccoglie le spoglie di Sant’Innocenzo martire, oggi traslate nella Chiesa parrocchiale di Santo Stefano a Martellago. Assai venerato un tempo dalla popolazione rurale di Martellago, Sant’Innocenzo veniva spesso invocato dai contadini contro le tempeste che danneggiavano i raccolti.


Nelle sue Memorie il Fapanni ricorda la festa di Sant’Innocenzo, la quale si celebrava la quarta domenica di settembre: in tale occasione veniva offerto un pranzo ai preti nella Villa Grimani, a cui partecipavano anche numerosi amici e conoscenti della famiglia. All’epoca del Fapanni, il percorso tradizionale della processione del Venerdi Santo iniziava dalla Chiesa Parrocchiale e comprendeva una significativa sosta all’Oratorio: sull’altar maggiore, in quest’ultimo, era esposta una reliquia della SS. Spina, con la quale il parroco benediceva i fedeli. L’Oratorio dei Grimani godeva inoltre di un particolare privilegio, essendo concessa l’indulgenza ai sette altari durante le festività della Madonna. Vi erano tuttavia proibite le celebrazioni durante le maggiori feste solenni.
All’interno dell’Oratorio furono sepolti Antonio Grimani (m. 1775) e Maria Anna Gattemburg, scomparsa prematuramente nel 1816.

 

 

aerea2

 

 

La Villa dalla caduta della Repubblica ad oggi


 
Verso la fine del ‘700 in seguito alla morte di Antonio Grimani e più tardi del figlio Giovanni, la villa passò in eredità alla patrizia Loredana Grimani. Quest’ultima, andata in sposa al Cavaliere Francesco Morosini, ultimo erede della celebre famiglia dogale veneziana, fu chiamata la Cavaliera Loredana. Loredana e Francesco ebbero una figlia, Elisabetta Morosini, detta “Bettina”, la quale ereditò l’intero patrimonio familiare. Elisabetta aveva sposato un generale austriaco conte di Gattemburg, ma nel 1848, anno della rivolta di Venezia contro il dominio austriaco, Elisabetta ottenne fieramente dall’imperatore Ferdinando I d’Austria l’autorizzazione a portare il glorioso nome della propria famiglia Morosini. Da allora si fece chiamare contessa Morosini-Gattemburg. La figlia Loredana Morosini-Gattemburg fu l’ultima erede dei Grimani a detenere la proprietà della villa di Martellago.


In seguito la villa conobbe vari avvicendamenti di proprietà: nel 1898 fu venduta ai conti Cioia di Milano, dai quali fu ceduta agli industriali Fogolin di Torino. In seguito la proprietà della villa passò agli industriali Belli di Milano, che coniarono il termine “Ca’ della Nave”, e da questi quindi agli imprenditori Mazzola di Genova. Nel 1945 la villa fu occupata da un comando dell’esercito tedesco, con gravi conseguenze per lo stato dell’edificio e il parco.


Acquistata nel 1952 dal Comm. Pietro Paolazzi, il complesso della villa e del parco si presentavano in condizioni di grave precarietà e di abbandono. Si deve al Paolazzi, al quale il Comune di Martellago ha dedicato una strada del centro, la maggior parte dei restauri realizzati nel complesso degli edifici e del parco. Tuttavia, nonostante il grande impegno profuso per il risanamento, un incendio, causato da un corto circuito, nel 1975 devastò l’edificio centrale della villa. Molte opere andarono perdute, tra cui gli affreschi e i dipinti all’interno della villa, già compromessi dal tempo. Gli affreschi esterni, severamente danneggiati, subirono nuovi restauri.La villa venne quindi venduta a nuovi proprietari.

 

Dal 1985, a partire dalla costituzione dell’associazione sportiva di Golf “Ca’ della Nave”, ingenti lavori di ristrutturazione hanno visto la creazione di un parco da golf ad opera del celebre campione USA di Golf Arnold Palmer, noto come progettista di campi da golf nel mondo. Nuove strutture sportive-ricreative, quali campi da tennis, una piscina, un ristorante, una sala Auditorium per convegni, ecc., sono sorte ad uso dei soci del Golf Club e delle associazioni ricreative locali. Villa Priuli Grimani Morosini sembra aver ritrovato la pienezza della vita di un tempo, quando le sue sale si riempivano di visitatori e di artisti. Numerose, infatti, sono le iniziative culturali, sportive e artistiche che riempiono il calendario di eventi di Villa Priuli Grimani Morosini, e che ogni giorno attraggono nuovi e sempre più numerosi visitatori da tutto il mondo.

 

 parcogolf

 

 

  • Bibliografia di riferimento
  • FRANCESCO SCIPIONE FAPANNI, Antichità e Belle Arti, Manoscritto n. 13/57 presso la Biblioteca di Treviso.
  • FRANCESCO SCIPIONE FAPANNI, Le villeggiature degli antichi veneziani nel trevigiano e nel Veneto, Manoscritto (1883-1893)
  • FRANCESCO SCIPIONE FAPANNI, Martellago Antica: Memorie Storiche, Manoscritto.
  • FRANCESCO SCIPIONE FAPANNI, «Memorie di casa Grimani-Morosini», estratte dal diario di Francesco Scipione Fapanni, 1884, pubblicate in Ville e tempo, a cura di Alfredo Barbiero, Martellago 1992.ELENA BASSI, Architettura del Sei e Settecento a Venezia, Napoli 1962.
  • ELENA BASSI, Ville della Provincia di Venezia, Milano 1987.LUCIANA CROSATO, Gli affreschi nelle Ville Venete del Cinquecento, Treviso 1962.RODOLFO PALLUCCHINI (a cura di), Gli affreschi nelle Ville Venete dal Seicento all’Ottocento, Venezia 1978.MICHELANGELO MURARO, Civiltà delle Ville Venete, Udine 1986.GIUSEPPE MAZZOTTI, Le ville venete (a cura di), Treviso 1987.ALFREDO BARBIERO, Villa Grimani Morosini dal 1500 ai giorni nostri, Martellago 1992.
  • ALFREDO BARBIERO, Ville e tempo (a cura di), Martellago 1992.BERNARD AIKEMA, «Un giardino francese e la tradizione veneta», trad. a cura di M. G. Longo, in Ville e tempo, a cura di Alfredo Barbiero, Martellago 1992.MONICA CORNELLO, «Affresco di facciata di Villa Grimani-Morosini detta Ca’ della Nave a Martellago – Venezia» in Ville e tempo a cura di Alfredo Barbiero, Martellago 1992.

grappologolf