LADIES EUROPEAN TOUR

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IL GOLF IN ROSA CHIUDE LA STAGIONE A DUBAI

Duecentosessantotto atlete, provenienti da trentacinque nazioni, hanno giocato in questi giorni all’Emirates Golf Club di Dubai, per l’“Omega Ladies Classic”. Tra loro, cinque azzurre: Diana Luna, Margherita Rigon, Veronica Zorzi, Stefania Croce e Stefania Avanzo. Hanno preso parte alla gara, ma sono arrabbiate. Motivo, la discriminazione che subiscono nel confronto dei maschi. In realtà, a loro sono destinate poche gare, e con montepremi troppo modesti.
A tale proposito, il direttore nonché presidente del LET, Helen Alfredsson, graziosa signora svedese la cui determinazione l’ha stagliata sul volto, ha fatto una comunicazione alle giocatrici: “Anche se siete tristi, arrabbiate, furiose, vi devo chiedere di tenere il vostro risentimento per voi. La situazione è difficile, dobbiamo avere un comportamento di squadra, ed essere professionali. Vi prego di non peggiorare la situazione usando i social, per rendere pubblica la vostra frustrazione.”
Quelle che possono, infatti, svolgono attività anche negli USA, dove hanno maggiori possibilità.
La gara è stata comunque competitiva, e ricca di episodi coloriti: Le finlandesi Noora Tamminen e Minea Blomqvist, desiderando onorare la loro nazione nel giorno del centenario d’indipendenza della Finlandia, hanno stupito le compagne scendendo in Campo con i vestiti dai colori nazionali. Di più ha fatto la Tamminen, che per celebrare con maggior forza il centenario, ha elaborato il colpo del giorno: alla buca undici, Hole in one! Curioso è quanto accaduto alla 19enne australiana Celina Youan: alla buca tre, la sua pallina ha colpito un pappagallo in volo; lo ha ucciso, ma è riuscita ugualmente a fare birdie.
Nelle quattro giornate, alla leadership si sono succedute: la thailandese Supamas Sangchan, l’olandese Anne van Dam, l’americana Angel Yin. Questa, con la coreana In-Kyung KIM, e la francese Celine Herbin, ha combattuto nel giro finale, dovendo poi giocarsi lo spareggio alle buche 18 e 17. Lo ha vinto lei, Angel Yin, che di americano ha sì il luogo di nascita (Los Angeles), ma né cognome, né fattezze. È invece la giocatrice con il tiro più lungo: 265 metri. Ha intascato poco più di 63.000 euro, ma è appagata. Ha ricevuto il trofeo dalle mani di Hend Bilselah e Walid Al Attar di Emirates Global Aluminium, e sentito le porte spalancarsi a una carriera ricca di soddisfazioni. Le azzurre non hanno avuto fortuna, allo spareggio sono uscite in quattro. Era rimasta in gara solo Diana Luna, che comunque non ha avuto un gioco brillante, ed è arrivata 60^. E qui si potrebbe aprire l’interrogativo. Le italiane sono donne impegnate, oneste, sane, desiderose di far bene. Perché sono troppo rari i loro successi? La risposta va forse cercata in quel lamento che esprimono tutte, ma che per le italiane penso sia maggiormente giustificato. È ormai assodato che le proette europee hanno a disposizione un numero notevolmente inferiore di competizioni, e che l’ammontare del montepremi arriva sì e no al 20% di quello dei maschi. Viene a mancare loro la liquidità, necessaria per autofinanziarsi. Da qualche parte, la responsabilità viene addossata al CEO Ivan Kodabakhsh, che proviene dal mondo della box, con un passato non troppo limpido; ma non è sicuro che sia così, si dice… La cosa certa è che i conti del circuito femminile vestono di rosso. Solo sedici erano le gare riservate alle proette nel 2017, di cui neanche per metà in Europa, a fronte delle quarantotto assegnate ai maschi. “… com’è possibile mantenerci se nei primi sette mesi della stagione ci sono state quattro gare, tre delle quali in Australia, in Cina, in Thailandia, con i relativi costi da sopportare? Non ha più senso giocare in Europa”. – si sfoga una giocatrice che preferisce mantenere l’anonimato, – “dicono che manca l’interesse per il nostro circuito perché è carente la copertura televisiva dei tornei, ma così non è – continua – la colpa è del Ceo che litiga con i promoter, e a noi non ci tiene al corrente”.
In realtà, la maggior parte delle giocatrici è sulle spese. Prendiamo questo torneo: con 268 atlete da tutto il mondo, un montepremi di 426.000 euro è insufficiente, briciole!
L’appuntamento di Dubai ha avuto anche il significato di canto del cigno per Veronica Zorzi, la 37enne veronese. Veronica aveva da tempo deciso che l’Omega Dubai Ladies Classic sarebbe stato il suo ultimo evento competitivo dopo 16 anni di tour. Non è riuscita a portarlo a termine, ma può guardare indietro agli affascinanti ricordi del suo gioco nel Golf degli Emirati, dove ha avuto brillanti soddisfazioni. Professionista dal 2000, ha ora in programma di trasmettere la sua esperienza alle prossime generazioni: dirigerà un’accademia per ragazzi, a Villa Paradiso di Peschiera del Garda. 
E poi ancora, racconto che tra le concorrenti c’era una vecchia conoscenza, cara al nostro Circolo: l’inossidabile Laura Davies, che nel 1988 aveva vinto la Solheim Cup giocata in Italia, al Golf “Cà della Nave” di Martellago, il nostro Circolo.  È stato un torneo memorabile sia per il Circolo che per la Davies, che subito dopo ricevette dalla Regina d’Inghilterra la nomina a membro dell’Ordine dell’Impero Britannico, per merito sportivo.                      Paolo Pilla

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