PERSEGUITO IL GIOCO LENTO ANCHE NEL PROFESSIONISMO

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Nella recente puntata sulla gara ad Abu Dhabi, abbiamo visto che Keith Pelley, nuovo CEO dell’European Tour, aveva messo mano ai tempi di gioco dei professionisti, per ridurre gli episodi di gioco lento durante i tornei, cosa che in precedenza veniva per lo più sottaciuta. Pelley conosce perfettamente il mondo degli atleti professionisti, avendoci lavorato al loro fianco per trenta anni nel settore del calcio, dell’hockey, nel baseball. La sua esperienza, aggiunta alla sua sensibilità, gli imponeva di intervenire in quest’ambito, e non interpose indugi nel sollecitare l’applicazione della norma. Ebbe appena il tempo, il precetto, di essere introdotto, che nell’European Tour trovò subito applicazione.  A caderci un professionista e non uno qualsiasi, il campione numero uno al mondo Jordan Spieth, il Golden Boy texano! Durante il primo giro dell’Abu Dhabi HSBC Championship, alla buca 8 (la sua 17 di gioco), seppur garbato, ha avuto un richiamo per gioco lento dal giudice arbitro John Paramor: Aveva superato di poco il tempo concesso nell’eseguire il Putt. Grande lo stupore di Spieth, che ne rimase letteralmente scioccato.
“Mi è stato detto che ho impiegato troppo tempo per giocare il putt sul green della buca 8”, sono state le parole di Spieth a fine gara. “Il team dietro di noi non aveva nemmeno raggiunto il fairway. Secondo me non ha alcun senso. Non so quanto ci abbia messo, ma penso di essere stato dentro i tempi corretti. Ho guardato la linea dietro la buca e non ho visto nessun team dietro di noi. Poi ho chiamato il mio caddie affinché desse un’occhiata, poiché ero convinto di avere tempo”. Le sue giustificazioni, che facevano riferimento al fatto di non aver alcuno in attesa dietro al suo team, dal punto di vista di un certo buon senso non si può dire difettassero gran che, ha però dimostrato di non avere una buona conoscenza delle Regole del Golf. Anche Rory McIlroy, rivale di Spieth in campo, commentò a favore del giocatore americano, convinto che l’applicazione della regola a Spieth, conosciuto come uno dei giocatori più veloci, non aveva senso.
Anche la nostra Giulia Sergas, tra le più abili proette, in passato è incappata ben due volte nei rigori determinati dal gioco lento: la prima volta era in febbraio del 2011, che partecipava all’Open femminile Neozelandese. Avrebbe potuto cogliere il suo primo titolo nel Ladies European Tour, ha invece dovuto accontentarsi del secondo posto, e lasciare il titolo all’ australiana Kristie Smith. Un colpo di penalità per gioco lento subìto nel terzo giro, la portò a chiudere la buca con bogey e doppio bogey (dopo cinque birdie). La giornata successiva ebbe un inizio devastante, ancora a disagio per la penalità presa il giorno prima, non considerata giusta: bogey – bogey – triplo bogey, con tre putt alla prima buca e palla in acqua nelle altre due.
La seconda, nell’aprile 2013, durante il Lotte Championship, torneo del LPGA Tour disputato nell’isola hawaiana di Oahu: Anche qui nel terzo giro, all’ultima buca le furono inflitti due colpi di penalità per gioco lento, che le provocarono rammarico e risentimento nel ritenere la penalità assolutamente ingiusta, e si classificò poi al 28° posto.
E’ bene dire che sono tante le Regole che governano questo sport, e talvolta possono sembrare eccessive. A un’attenta analisi, però, sono tutte necessarie, e rispettarle è parte integrante del gioco. Nel caso specifico, a ogni colpo è assegnato un tempo massimo (40 secondi, aumentabili di altri dieci nel Putt), che a dire il vero non sono pochi. Bisogna considerare poi che tante sono le circostanze a influenzare la durata del gioco, tempi che sono rilevati anche per ogni buca e per l’intera partita. Nel tempo totale in cui dev’essere contenuta, va tenuto anche conto dei perditempi che in qualche circostanza creano allungamenti. Si pensi ad esempio che quando la ricerca della palla è difficile, il giocatore ha disponibili fino a cinque minuti, e questo può accadere anche più volte nel corso di una buca. Ecco allora che, dovere del giocatore è di rispettare questi tempi, a prescindere dal fatto che ci sia o no qualcuno ad aspettare sul tee che segue.
Anche se a ben dire la norma sui tempi di gioco esisteva già, ora le regole sono certe per tutti. Ciascun team sarà seguito da un giudice, che monitorerà gli eventuali ritardi: nel caso in cui avvenissero, il giocatore subirà prima un richiamo (come nel caso di Spieth), e in seguito verrà multato con una sanzione fino a 2.700€. Se poi il fatto si dovesse nuovamente verificare nel corso degli altri giorni di gara, la multa sarà superiore. Diviene così più leggero il disagio del giudice, che soffriva nel dover richiamare per gioco lento un professionista PGA.                  Paolo Pilla

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