U.S. OPEN 2015

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È terminato domenica il 115esimo United States Open Championship, più noto come U.S. Open, il Major più antico d’America, il torneo di Golf che annualmente si gioca nel mese di giugno in varie località degli S.U., organizzato dall’USGA. Dei quattro, è il Major più difficile, è indirizzato a premiare giocatori potenti e precisi; gli altri sono l’Open Championship, (British Open), l’Augusta Masters, e il PGA Championship. E’ tappa importante del PGA Tour, ed è inserito anche nell’European Tour. Un Campionato aperto a qualsiasi golfista con hcp non superiore a 1.4, che voglia giocare ai massimi livelli. Sono stati 10.000 a fare domanda, intesi a superare le dure selezioni locali e di sezione, per arrivare al numero massimo di 156 giocatori. Superate le qualificazioni locali, erano dodici le sezioni definitive dove continuare nella speranza di partecipare all’Open: dieci negli Stati Uniti, una in Inghilterra e una in Giappone. Queste sono prove di abilità e resistenza: 36 buche in un giorno, per una manciata di posti disponibili.

Il torneo si sviluppa in quattro giornate (72 buche) giocate su Campi tosti, resi ancor più impegnativi per l’occasione. Dopo il secondo giro dell’U.S. Open, il taglio, e rimangono in sessanta a completarlo.  Risale al 1895 il primo torneo U.S. Open. Ebbe luogo al Newport Country Club  nel Rhode Island, e fu disputato su 36 buche giocate in un solo giorno. Il premio per il vincitore inglese fu di 150 $, e ne gioì il suo club, primo destinatario del trofeo Open Championship. Per lunghi anni fu appannaggio dei britannici, ma da tempo immemorabile il dominio è pressoché incontrastato degli americani: da più di un secolo solo sei nazioni sono riuscite a conquistare il trofeo. Per questa tornata 2015, la scelta è caduta su Chambers Bay GC, ampia dimostrazione dell’intento che la gara si svolga in condizioni dure. Il Campo disegnato da Robert Trent Jones senior, aperto al gioco nel 2007, è un tradizionale e temibile links con dune altissime, green ondulati, e venti costieri imprevedibili. Altra curiosità: durante le quattro giornate, le buche 1 e 18 possono assumere il significato di Par 4 o Par 5, secondo le circostanze. Un po’ di cronaca:
– Prima giornata- Vincitore l’americano Dustin Johnson, che ha giocato 5 sotto il Par (sei birdie e un bogey) – 2° lo svedese Henrik Stenson, idem (65). Bene Francesco Molinari, unico italiano: – settimo posto con 68, 2 sotto il Par, (4 birdie 2 bogey). Va ricordato che Francesco ha vinto l’US Amateur a Merion nel 2005, e che nel 2010 e 2012 è stato membro del team European Ryder Cup. Qui è tornato per disputare il 25° Major della sua carriera, dopo aver saltato il Masters. E’ alla settima presenza nell’US Open, dopo cinque nel Masters, sette nell’Open Championship e sei nel PGA Championship. Si è presentato all’appuntamento in ottima forma; all’attivo il secondo posto nell’Open di Spagna, il quinto nel BMW Championship, e il terzo nel Memorial Tournament, che gli han fatto raggiungere il 43° posto della classifica mondiale, e il diritto di partecipare all’U.S. Open. Curiosamente, alla buca 12 si sono avuti 11 eagles, il più alto numero registrato su un’unica buca in tutta la storia dell’U.S. Open.  E’ il caso di dire che la 12 si presentava decisamente favorevole. Mesta invece, l’ennesima umiliazione per Tiger Woods, che nei 68 turni in cui ha giocato l’Open nazionale, ha registrato il suo peggior punteggio “80”, (dieci sopra il Par). A fronte di un unico birdie, sette bogey e un triplo – risultato, terzultimo.
– Seconda giornata – vetta raggiunta con 135 punti da Jordan Spieth (68 67) (-5) e Patrick Reed (66 69), superando con un punto di vantaggio Dustin Johnson 136, (-4). Deludente il nordirlandese Rory McIlroy, il più forte nel mondo, 44ª posizione con 144 (72 72), +4, un ritardo difficilmente recuperabile, nonostante che con Spieth fosse il grande favorito. Ha rallentato il ritmo Francesco Molinari. Con un parziale di 73 (+3), score di 141 (68 73), +1 è arretrato al 21° posto, rimanendo tuttavia in valida posizione di classifica. Dopo cinque bogey, è riuscito a reagire e contenere  i danni,  con due birdie conquistati nel momento più difficile. L’australiano Jason Day, ha accusato vertigini alla 18 per  un problema all’orecchio, ma era anche affaticato dal gran caldo. Altra giornata nera per Tiger Woods: due birdie e otto bogey, che al +10 del primo round aggiunge un + 6, ed esce dall’U.S. Open. Al 13° taglio in carriera su 308 tornei nel PGA Tour, dichiara: “Non ho fatto niente di buono”, ma è convinto di riportarsi ai livelli del passato con la preparazione che sta praticando. Lo spagnolo Sergio Garcia, 60esimo con 145 (+5), ha evitato il taglio, mentre tornano a casa, tra gli altri,  grandi nomi come il campione in carica Martin Kaymer,  Bubba Watson, Miguel Angel Jimenez.
-Terzo round – eccitante, per  la lotta tra Jordan Spieth,  Jason Day, Dustin Johnson e Branden Grace; Mentre Louis Oosthuizen eccelleva,  Patrick Reed si riduceva in briciole.  Suspense e divertimento per il pubblico.
-Ultima giornata, lotta serrata. Con il birdie alla 18 seguito al doppio bogey della 17, il fuoriclasse americano Jordan Spieth segna le sorti del torneo, e diviene l’uomo della storia. E’ il vincitore dell’U.S. Open 2015, con i 275 colpi giocati per completare il percorso di 7.300 iarde. Ha vinto il suo secondo Major consecutivo dopo la vittoria nel Masters. A 22 anni, il texano è il più giovane ad aver vinto questi due Major, e si profila per lui all’orizzonte il difficilissimo Grande Slam. Il sudafricano Louis Oosthuizen e l’americano Dustin Johnson rispettivamente secondo e terzo, entrambi con 276, un solo colpo in più rispetto al vincitore.
Il nostro Francesco Molinari  si è piazzato 27° con 285 colpi, mantenendo regolarmente altissimi livelli  di gioco. Ha preso il green in regulation 59 volte su 72 (primo), e nell’86% dei tee shot ha guadagnato il fairway (secondo). Il Putt resta il suo problema, e riduce la sua potenzialità: sulle 18 buche dell’ultimo round, 36 putt sono troppi per competere con i più forti. Con più padronanza nel Putt, avrebbe conquistato una posizione migliore. E’ stato comunque bravissimo. In un contesto così rigoroso e con i giocatori più forti del mondo, la posizione raggiunta è eccellente.

Dal Golf CA’ della Nave …  Bravo Chicco                                Paolo Pilla

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